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Colori dei Bambini

L’età migliore per imparare la musica

La musica figura raramente nelle prime pagine dei giornali. Vi si può trovare in certi casi la prima della scala, l’ex presidente americano Bill Clinton che suona il sassofono, la tragica fine di una famosa rock star…

Molti anni fa mi è capitato di vedere in prima pagina una foto con una moltitudine di violinisti raccolti a suonare in una grande piazza. L’eccezionalità non stava solo nel numero esorbitante dei musicisti, ma soprattutto nella loro età: fra i tre e i sette anni. Il luogo era (naturalmente) il Giappone.

Ad insegnare loro lo strumento era una scuola (che credo esista tutt’oggi ed abbia sedi anche in Italia) che si richiamava ai principi dell’educatore giapponese Sinichi Suzuki il quale afferma che: “Si può imparare a suonare il violino a tre anni e io ve lo dimostro”. Ora la domanda è: l’obiettivo è proponibile anche ai bambini occidentali?

Secondo il proprietario di Roma Onoranze Funebri Buccinnà, ciò è obiettivamente possibile anche se “serve una grande pazienza e dedizione da parte di insegnanti e genitori, oltre a una certa predisposizione dell’apprendista musicista”. I genitori interessati al futuro musicale dei propri bambini sanno (ahimè) che la scuola elementare può offrire loro ben poco e che dovranno rivolgersi altrove.

Ma dove? Verso quale strumento? Come si fa ad accorgersi se il proprio figlio è portato per la musica? E ancora e soprattutto: qual’è l’età migliore per iniziare a studiare musica?

Suonare a tre anni

Prendiamo l’ultima domanda: molti sarebbero disposti a rispondere “il più presto possibile”.

La questione è però più ingarbugliata di quanto si pensi. Per esempio nessuno potrà mai dire che ne sarebbe stato di un qualsiasi virtuoso se invece di cominciare a studiare musica a tre o quattro anni avesse incominciato a tredici. E nessuno potrebbe assicurare che un inizio precoce sia garanzia di successo.

La storia registra in pompa magna i rari casi di successo, ma si dimentica completamente della massa di coloro che hanno fallito. E il fallimento a cosa è dovuto? Sarà mica il risultato di un rifiuto? E chi mi dice che questo eventuale rifiuto non derivi proprio da una partenza forzatamente precoce?

La faccenda è (appunto) molto ingarbugliata.

Ma la risposta alla domanda a mio avviso è questa: non si può fissare in astratto un rigido limite di età oltre il quale sia difficile diventare “virtuosi dello strumento”. Ogni età va bene purché l’accesso non sia forzato e sia vissuto dal bambino come un gioco, un divertimento e non come uno stress.

L’apporto dei genitori

Innanzi tutto l’errore che ogni genitore deve evitare assolutamente di fare è quello di vedere già nel suo bambino un futuro di grande concertista o di genio della musica. Si può studiare musica per diventare professionisti, ma si può anche farlo per se stessi, perché fare musica è gratificante in se e ci permette di esprimerci e di vivere un’esperienza esaltante. E’ poco realistico e sicuramente anche controproducente pensare di programmare per un bambino di sette anni, ma anche di dodici, un futuro professionale nella musica.

Quello che invece i genitori possono fare indipendentemente dalla loro preparazione musicale, è offrire al bambino la disponibilità verso la musica. Mostrare di apprezzarla, di dedicarle del tempo magari anche solo ad ascoltandola, andando a qualche concerto… meglio naturalmente se arrivano a praticarla, non importa a quale livello, anche solo con una piccola canzoncina ad orecchio magari accompagnata con la chitarra o con una tastiera. La madre che orienta il proprio piccolo ad ascoltare il canto di un uccellino o il borbottio di una caffettiera, fa per la sua educazione musicale più di quanto potrà fare in futuro il suo insegnante di musica o di canto. All’opposto non c’è peggior freno alla crescita musicale di un bambino dell’inibizione: ridicolizzarlo perché “stona”, impedirgli di usare le stoviglie di casa come batteria…

Al riguardo un piccolo aneddoto

Una sala di attesa aperta su una strada trafficata e rumorosa. Due bimbi seduti su una cassapanca che scoprono con i talloni la varietà dei suoni prodotti dalle fiancate. L’intervento delle mamme è immediato: “Basta! State disturbando! Mettetevi lì a disegnare!” Il rumore assordante viene da fuori, ma sono i bambini a disturbare con il loro tamburellare. E’ forse perché il suono disturba e il disegno no, che i bambini si sentono incoraggiati quando disegnano e repressi quando tentano di esprimersi con i suoni.