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Colori dei Bambini

Categoria: Educazione

La nuova frontiera del gioco: l’Edutainment

La scoperta del termine è recente, si tratta infatti di un neologismo creato de Bob Heyman, che si rese conto di questo importante apporto dato dai documentari che produceva per la società per la quale lavorava la National Geographic. La parola racchiude in sé due parole inglesi che sono educational che significa educativo ed enetrtainment cioè divertimento, quindi il significato letterario del termine è divertimento educativo. Inizialmente, grazie alla didattica il termine edutainement si riferiva perlopiù a quelle particolari forme di gioco che consentivano di imparare divertendosi. Ora il concetto si è allargato e comprende diversi tipi di intrattenimento, in particolare i giochi per bambini grazie ai quali in modo simpatico e giocoso imparano e sviluppano nuove capacità cognitive.

Un esempio è l’E-learning, cioè la teledidattica, che non è altro che la possibilità di imparare e di accedere alle informazioni utilizzando lo strumento di internet, attraverso moduli didattici interattivi presenti in rete. Come ci ricorda siti web a Roma, si tratta di una pratica sempre più diffusa e apprezzata a scuola come a casa. Questo strumento si rivolge sia in ambito familiare, spesso è utilizzato per trattare argomenti delicati quali l’etica, le diversità, le malattie e l’educazione sessuale, ma è utilizzato sempre più noto ed usato anche in ambito che aziendale.

Molti sono i metodi e le tecniche che consentono di imparare con efficacia e rapidità contenuti ostici e difficili da assimilare. Alla base di questo concetto c’è la modalità con la quale si apprende, quindi se un manager si approccia con piacere e passione i risultati saranno migliori e gli obiettivi più semplici da raggiungere, e questo processo ‘evolutivo’ influenzerà anche gli stessi collaboratori.

Edutainment: di cosa si tratta?

Con il termine di Edutainment si intende quindi una forma qualsiasi di gioco ed intrattenimento che possa educare e far imparare e far socializzare i fruitori, a questo tema fanno parte sicuramente diverse forme di gioco quali i videogiochi, i software ma anche i film, la musica e i programmi televisivi. Grazie a questo approccio e secondo gran parte degli studiosi di psicologia il divertimento e quindi la passione portano ad un maggior apprendimento e aiutano l’assimilazione dei contenuti stessi. E’ un modello educativo che si affianca bene ai bisogni della nostra società contemporanea dove l’apprendimento e lo sviluppo tecnologico vanno di pari passo, anzi oggigiorno forse è vero proprio il contrario, la tecnologia ha superato di gran lunga i vecchi modelli didattici.

Questo processo porta i bambini, non solo ad apprendere nuove nozioni e materie ma soprattutto crea un nuovo modo di percepire la realtà e il mondo che li circonda, sperimentando nuove capacità. Ecco il fiorire in rete dunque di nuovi siti che consentono di scaricare dei giochi servendosi di questo modello. D’ora in poi quindi quando vedrete i vostri bambini giocare e divertirsi pensate che in quel momento oltre a spassarsela stanno anche imparando e apprendendo nuove cose, perché in fondo è il modo più semplice ed efficace per conoscere qualcosa di nuovo con piacere e passione.

L’età migliore per imparare la musica

La musica figura raramente nelle prime pagine dei giornali. Vi si può trovare in certi casi la prima della scala, l’ex presidente americano Bill Clinton che suona il sassofono, la tragica fine di una famosa rock star…

Molti anni fa mi è capitato di vedere in prima pagina una foto con una moltitudine di violinisti raccolti a suonare in una grande piazza. L’eccezionalità non stava solo nel numero esorbitante dei musicisti, ma soprattutto nella loro età: fra i tre e i sette anni. Il luogo era (naturalmente) il Giappone.

Ad insegnare loro lo strumento era una scuola (che credo esista tutt’oggi ed abbia sedi anche in Italia) che si richiamava ai principi dell’educatore giapponese Sinichi Suzuki il quale afferma che: “Si può imparare a suonare il violino a tre anni e io ve lo dimostro”. Ora la domanda è: l’obiettivo è proponibile anche ai bambini occidentali?

Secondo il proprietario di Roma Onoranze Funebri Buccinnà, ciò è obiettivamente possibile anche se “serve una grande pazienza e dedizione da parte di insegnanti e genitori, oltre a una certa predisposizione dell’apprendista musicista”. I genitori interessati al futuro musicale dei propri bambini sanno (ahimè) che la scuola elementare può offrire loro ben poco e che dovranno rivolgersi altrove.

Ma dove? Verso quale strumento? Come si fa ad accorgersi se il proprio figlio è portato per la musica? E ancora e soprattutto: qual’è l’età migliore per iniziare a studiare musica?

Suonare a tre anni

Prendiamo l’ultima domanda: molti sarebbero disposti a rispondere “il più presto possibile”.

La questione è però più ingarbugliata di quanto si pensi. Per esempio nessuno potrà mai dire che ne sarebbe stato di un qualsiasi virtuoso se invece di cominciare a studiare musica a tre o quattro anni avesse incominciato a tredici. E nessuno potrebbe assicurare che un inizio precoce sia garanzia di successo.

La storia registra in pompa magna i rari casi di successo, ma si dimentica completamente della massa di coloro che hanno fallito. E il fallimento a cosa è dovuto? Sarà mica il risultato di un rifiuto? E chi mi dice che questo eventuale rifiuto non derivi proprio da una partenza forzatamente precoce?

La faccenda è (appunto) molto ingarbugliata.

Ma la risposta alla domanda a mio avviso è questa: non si può fissare in astratto un rigido limite di età oltre il quale sia difficile diventare “virtuosi dello strumento”. Ogni età va bene purché l’accesso non sia forzato e sia vissuto dal bambino come un gioco, un divertimento e non come uno stress.

L’apporto dei genitori

Innanzi tutto l’errore che ogni genitore deve evitare assolutamente di fare è quello di vedere già nel suo bambino un futuro di grande concertista o di genio della musica. Si può studiare musica per diventare professionisti, ma si può anche farlo per se stessi, perché fare musica è gratificante in se e ci permette di esprimerci e di vivere un’esperienza esaltante. E’ poco realistico e sicuramente anche controproducente pensare di programmare per un bambino di sette anni, ma anche di dodici, un futuro professionale nella musica.

Quello che invece i genitori possono fare indipendentemente dalla loro preparazione musicale, è offrire al bambino la disponibilità verso la musica. Mostrare di apprezzarla, di dedicarle del tempo magari anche solo ad ascoltandola, andando a qualche concerto… meglio naturalmente se arrivano a praticarla, non importa a quale livello, anche solo con una piccola canzoncina ad orecchio magari accompagnata con la chitarra o con una tastiera. La madre che orienta il proprio piccolo ad ascoltare il canto di un uccellino o il borbottio di una caffettiera, fa per la sua educazione musicale più di quanto potrà fare in futuro il suo insegnante di musica o di canto. All’opposto non c’è peggior freno alla crescita musicale di un bambino dell’inibizione: ridicolizzarlo perché “stona”, impedirgli di usare le stoviglie di casa come batteria…

Al riguardo un piccolo aneddoto

Una sala di attesa aperta su una strada trafficata e rumorosa. Due bimbi seduti su una cassapanca che scoprono con i talloni la varietà dei suoni prodotti dalle fiancate. L’intervento delle mamme è immediato: “Basta! State disturbando! Mettetevi lì a disegnare!” Il rumore assordante viene da fuori, ma sono i bambini a disturbare con il loro tamburellare. E’ forse perché il suono disturba e il disegno no, che i bambini si sentono incoraggiati quando disegnano e repressi quando tentano di esprimersi con i suoni.

Scuola inglese in Italia: perché l’apprendimento precoce dell’inglese è importante

L’inglese come sappiamo tutti è il passepartout per il futuro e fa parte del bagaglio di conoscenze che sempre più spesso le aziende richiedono ai loro dipendenti, anche in settori dove fino a qualche decennio fa la sola conoscenza dell’italiano era sufficiente per permettere a chiunque una carriera.

Cosa posso fare allora i genitori per aiutare i propri figli sin da piccoli ad imparare l’inglese? Sono già in molti gli adulti che scelgono di approcciare l’inglese attraverso delle lezioni inglese bambini personalizzate, da far fare individualmente o in piccoli gruppi, presso centri specializzati nell’insegnamento ai ragazzi molto giovani, che sviluppano i programmi di apprendimento in collaborazione con insegnanti madrelingua inglese o insegnanti bilingue, questo tipo di apprendimento viene a volte integrato con lavori/gioco come bakery in una pasticceria o la realizzazione di borse presso un canvas bag supplier, o ancora il lavoro di cucina creativo in un english restaurant.

L’apprendimento della lingua inglese in età precoce (0-8 anni) è una scelta strategica, dato che tutti gli stimoli che la mente del bambino riceve in questo determinato arco temporale, se rafforzati dall’esperienza negli anni successivi, diventeranno informazioni consolidate nella mente anche nel periodo adulto.
La scelta di far imparare la lingua inglese ai bambini già da piccoli è quindi certamente un plus, che potrà avvantaggiare i nostri ragazzi nell’apprendimento della lingua, sia a livello scolastico che universitario e poi lavorativo. Il detto “chi ben comincia è a metà dell’opera” cade proprio a pennello in questo caso, dato che dall’apprendimento dell’inglese in tenera età, può derivare un concreto vantaggio nell’età adulta, dove sappiamo tutti che invece imparare l’inglese può essere un difficile ostacolo da superare, dato che dai 18 anni la mente umana aumenta in potenza ma perde di elasticità.

In altri Paesi del mondo l’apprendimento precoce delle lingue è una pratica già testata, mentre in Italia si tende ancora a pensare che il momento giusto per iniziare ad imparare l’inglese sia a scuola ovvero quando il bambino ha dai 6-7 anni in su -a seconda del programma previsto dalla scuola stessa.

Naturalmente l’insegnamento dell’inglese a bambini dai 3 agli 8 anni deve essere affidato a personale esperto, che sia in grado di far trascorrere le ore di insegnamento abbinandovi anche una giusta dose di esperienza ludica, in modo che i ragazzi imparino i primi vocaboli ed i primi verbi in un’atmosfera di gioco e divertimento; per un corso pomeridiano in età prescolastica la durata complessiva del corso potrebbe essere circa di 30-40 ore all’anno, da proseguire con continuità per poter raggiungere più facilmente i risultati attesi.

Naturalmente iscrivere il proprio figlio ad una scuola inglese in Italia è la soluzione più completa ed efficace per potergli trasmettere la nuova lingua in maniera naturale, dato che grazie all’interazione con insegnanti madrelingua e bambini provenienti da altri Paesi e grazie allo studio in inglese delle stesse materie previste dal Ministero dell’Istruzione italiano, nella mente dei ragazzi avviene una elaborazione delle informazioni totalmente nella nuova lingua.

Una curiosità: l’errore principale che molti genitori fanno, pensando di aiutare i figli ad imparare l’inglese è chieder loro la traduzione di parole italiane di uso comune, passo che invece complica il processo di apprendimento perché costringe i ragazzi a dare delle risposte sempre passando per la lingua italiana; il giusto modo di supportare i ragazzi a casa è invece stimolarli con domande in lingua,in modo che l’elaborazione della risposta avvenga interamente in inglese.

L’importanza delle gite di classe nella formazione dei bambini

Tutti noi abbiamo ricordi più o meno positivi delle gite di classe: si tratta di esperienze che rimangono ben impresse nella mente dei più giovani. Eppure, nonostante spesso si sottovalutino questi momenti, risultano alquanto formativi per i bambini che ne sono coinvolti.

Nonostante negli ultimi anni le gite siano state ridimensionate a causa della crisi generale, passare un giorno o più lontani dai banchi di scuola ma all’interno della comunità che è la classe, può aiutare i più piccoli ad interagire tra loro e gli insegnanti, anche in un contesto diverso rispetto all’istituto scolastico.

Gite scolastiche: dove andare?

La meta della gita scolastica è altresì importantissima e deve sposarsi bene con l’età degli alunni coinvolti. Se in prima posizione, sotto il punto di vista meramente didattico, sono classificati i musei, vi sono altre mete degne di nota.

Per i più piccoli vi sono strutture decisamente più adatte in tal senso e, sotto un certo punto di vista, più capaci di attirare l’attenzione e di venire comprese. Non sono da sottovalutare neanche i parchi o centri urbani di particolare bellezza o valore storico: fortunatamente noi italiani, in questo senso abbiamo l’imbarazzo della scelta.

Naturalmente risulta di vitale importanza avere una conoscenza approfondita del luogo che si vuole andare a visitare, dei possibili disagi o pericoli che una scolaresca potrebbe andare incontro visitando quella specifica zona.

I particolari da non trascurare

Organizzare una gita non è semplice e, chi si appresta a pianificare ogni singolo passaggio dell’evento, necessita di grande attenzione per i dettagli. Primo tra tutti è trovare il mezzo e i conducenti adatti allo scopo, magari rivolgendosi ad un servizio come Italiancab.

La scelta oculata del bus è assolutamente indispensabile, sia per quanto riguarda la sicurezza dei passeggeri, sia per quanto riguarda il comfort (soprattutto per i viaggi più lunghi). Viaggiare su mezzi poco adatti può far diventare un viaggio potenzialmente piacevole un vero e proprio calvario…

Naturalmente seguono altri particolari, come gli orari e le tappe, sino alla gestione di gruppi di bambini che possono risultare più o meno tranquilli: in poche parole, si tratta di un lavoro davvero molto duro!