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Toponi

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Dedicato a tutti i bambini che lo leggeranno

e che, leggendolo, sorrideranno.

 

 

Testo di: Luca Navone

Illustrazioni di: Mario Scovazzi

 

Copyright © 2005 Luca Navone

 

 

 

 

 

TOPONI IN OSPEDALE

(Prima puntata)

 

Nei sotterranei dell'ospedale il lavoro procedeva con una velocità inaspettata.

La Mutua Società dei Topi d'Ospedale (MSTO) stava completando la costruzione di una radio ricetrasmittente. Erano riusciti a trovare (frugando in varie discariche) un paio di vecchie radio a transistor e avevano modificato i circuiti di una delle due in modo che potesse operare come trasmittente.  L''altra, dopo essere stata riparata, serviva come ricevente.

Nella trasmittente il microfono consisteva in un cono di altoparlante, perchè un microfono vero e proprio non erano proprio riusciti a trovarlo.

 

A condurre questa ciclopica impresa era il famoso Topone Marconi.

Marconi aveva passato la vita a rosicchiare fili elettrici dentro a radio e televisori e, senza neppure accorgersene, era ormai diventato esperto nel capire la struttura dei circuiti elettronici. E' un po' la stessa cosa che capita a una persona che si reca in America per qualche anno: a forza di sentire parlare americano, finisce per imparare quella lingua.

Alla luce fioca di una lampadina a pile (sapevano benissimo dove gli uomini gettavano le pile usate perchè avevano scoperto dove era situato un bidone del riciclaggio) cercavano di assemblare gli ultimi pezzi.

 

"Skuza, ma tove ti kreti ti mettere quello transistor!!!". Topone Marconi aveva colto in fallo un giovane topino che si avvertiva chiaramente essere alle prime armi.

"Mi.... scu-cu-si to-to-po Marconi..."

"TOPONE Marconi, preko!!!"

"Mi.... scu-cu-si to-to-po-ne Marconi... ma ma io avevo capi-pi-to di metterlo in questo punto....". La vocina del topino diventava sempre più flebile, mentre il volume di quella di Marconi saliva sempre di più, con una tonalità gracchiante che sembrava proprio una radio un po' guasta.

"AHHH! Lui  kreteva! Lui ponzava! Afete zentito! Lui kreteva?! Lui ponzava?! Mixerabile kretino, fuoi mantare tutto all'aria!?!?"

 

Il topolino non osava più muovere neppure un dito. Tutti si erano fermati a guardare la scena drammatica.

 

In quel momento un altro topo si avvicinò a Marconi. Non era come gli altri. Il suo sguardo era serio, calmo e conciliante, gli occhi lasciavano trasparire una fermezza di acciaio. Era il capo: era Topone Garibaldone.

"Buongiorno signori. Tutto procede per il meglio?" chiese con voce calma e controllata, che nel tono stesso esprimeva un senso di: "non vi preoccupate, non c'è nessun problema che sia troppo grande che non si possa in qualche modo risolvere". Il solo fatto di non aver fatto allusioni al litigio in corso dava l'idea di quanto fosse capace a dominare le situazioni.

 

"Tutto procete per il meglio??? Se questo kretino mi fa fuori procetto per radio può tutto procetere per meglio??? Come fare io a laforare con topini kretini???!!!"

 

Topone Marconi aveva un forte accento tedesco, ma nessuno sapeva se era nato in Germania o se era un suo vezzo per darsi importanza. Gli spessi occhiali sul naso e la fronte sempre aggrottata aumentavano la sua aria da intellettuale e davano l'idea del continuo lavorio interiore che tormentava il suo cervello, sempre sotto pressione.

 

 

"Ah, professore..." (Garibaldone sapeva bene che a Marconi piaceva essere chiamato così. ma non abusava mai di questo titolo proprio per usarlo in situazioni in cui sapeva che con Marconi era necessaria una certa qual dose di diplomazia) "ho una buona notizia per lei: Topo Trombetta ha trovato un trasformatore stabilizzato a 9 Volt. Non era quello che le serviva? Lei, Topino Fino, riprenda pure il suo lavoro.... sono sicuro che non c'erano cattive intezioni nel suo operare, ma semplicemente... sì, ...possiamo dire... un malinteso. Non è vero?"

"Oh, si, Topone Garibaldone, io non volevo... non sapevo..." Ma Topo Garibaldone fece un cenno con la mano come per dire 'Ora basta, non rovinare quello che ho fatto per te...'

A Topino Fino non sembrava vero di essersela cavata con così poco. Ma un pochino di ansia trapelava ancora dal suo sguardo, non sapeva se il pericolo era veramente passato....

 

"Allora professore, andiamo a dare un'occhiata all'alimentatore?"

 

Marconi si voltò di colpo verso un'apertura nel muro e iniziò a camminare, sempre adombrato, leggermente piegato in avanti e con le mani dietro la schiena.

 "Antiamo supito!"

Si allontanarono dallo scantinato in cui stavano montando la radio per recarsi in un altra zona dell'ospedale. Camminarono a lungo senza fare particolari discorsi, ognuno immerso nei propri pensieri, passando nei condotti di aereazione, nei tubi dell'impianto elettrico, e nelle intercapedini dei muri. Dovunque si incontravano dei topi indaffaratissimi.

Arrivarono finalmente in un altro locale dei sotterranei dell'ospedale.

Non era del tutto buio, perchè la parte alta di questo locale aveva una vetrata che illuminava sufficientemente la zona.

 

Si trovarono alle spalle di un topo che, in piedi sopra una lattina vuota di aranciata, parlava in modo molto convincente a due topine, che pendevano dalle sue labbra e facevano gli occhi dolci:

stava raccontando come aveva fatto a rubare il trasformatore.

 

 

 

"....Ma no, ma no! Non era sveglio! Quello sciocco di un infermiere si era appena addormentato sulla sedia, durante il turno di notte. Aveva ancora le cuffiette del walkman sulle orecchie. La mia paura era quella che se gli avessi spento di colpo il walkman avrebbe potuto svegliarsi. Così sono salito sul tavolo, ho girato piano piano la rotella del volume fino a spegnerlo del tutto. Lui non si è accorto di nulla!  A quel punto è stato un gioco da ragazzi... ho sfilato lo spinotto dell'alimentatore dal walkman. Rimaneva la parte più difficile: bisognava tirare via l'alimentatore vero e proprio dalla spina del muro. E qui è stato indispensabile l'aiuto di Topo Scatolone! Senza di lui non ce l'avrei fatta!".

Disse questo indicando un gigantesco topone insonnolito che se ne stava tranquillo in un angolo a rosicchiare un pezzo di berna.

"Topo Scatolone ha una forza pazzesca: ha preso l'alimentatore fra le zampe davanti, ha puntato le zampe dietro contro il muro e con uno sforzo enorme è riuscito a sfilare l'alimentatore dalla presa!!!"

Le topoline si voltarono a guardare con occhi languidi anche Topo Scatolone, il quale le ricambiò con il suo sguardo assonnato e miope, senza smettere di rosicchiare il suo pezzettone di berna.

 

"Pensate! Si è lasciato cadere per terra con l'alimentatore sulla pancia, per non far rumore!!!"

 

A questo punto intervenne Marconi, per nulla impressionato dal racconto.

 

"Molto benissimo, interessanto, daffero interessanto.... ma dof'è alimentattore???"

 

Topo Trombetta si girò di scatto e si accorse solo allora che erano arrivati Topo Garibaldone e Topo Marconi. Ma questo non gli diede particolari emozioni... Non era certo un novellino sprovveduto come Topino Fino...

Topo Scatolone, invece, fu così colpito dalla loro apparizione che non alzò neppure gli occhi dal suo berna e continuò nel suo placido lavoro di rosicchiatura.

 

"Salute a voi, o sommi capi!" disse in tono spiritoso Topo Trombetta.

Marconi non lo aveva neppure ascoltato e si era subito messo al lavoro, esaminando con attenzione la scatoletta nera con la spina incorporata e il lungo filo che ne usciva. Esaminò attentamente anche l'etichetta e poi disse: "Si, è proprio ciò di kui mi serfiva..."

Lo disse un po' a malincuore... sicuramente preferiva avere qualcosa di cui lamentarsi, piuttosto che avere occasione di essere contento.

"Sì, è proprio ciò ke cercafo..." ripetè in tono un po' più soddisfatto, ma questa volta più rivolto a se stesso che non ai suoi compagni.

Senza farsi vedere da Marconi Topo Garibaldone strinse la mano a Topo Trombetta: "Grazie. Ottimo lavoro. Ora possiamo davvero procedere".

Garibaldone sapeva bene che era indispensabile gratificare i propri uomini, quando lo meritavano davvero. Le quotazioni di Topo Trombetta nei cuori delle topoline salirono alle stelle dopo quel gesto confidenziale con Topo Garibaldone.

"Antiamo, non ho tempo da pettere!" esclamò improvvisamente Topo Marconi, prendendo fra le zampe l'alimentatore e avviandosi a passo svelto verso il locale Radio.

 

 

Luisa era nella sua stanza, sempre a letto,  ma quello che più le dispiaceva... sì, forse era una cosa stupida, sciocca... ma avrebbe proprio voluto avere lì con sè il suo maialino di peluche. Purtroppo lei non abitava a Torino.

Anche se abitava solamente a Novara, era comunque un viaggio troppo lungo solo per andare a prendere un pupazzo. Questo lo capiva. Ma quando poi alla sera abbassavano le luci, le veniva proprio il magone a pensare al suo Tommy. Luisa aveva in fondo solo 7 anni. Le ritornò in mente un discorso fatto qualche giorno prima.

"Mammina, ma perchè non mi hai portato Tommy?"

"Mi dispiace, tesoro...  Guarda, te ne ho già comprato un altro!"

Ma lei non voleva UN pupazzo! Lei voleva Tommy! Come faceva mamma a non capire?

Tutto questo era successo già quattro giorni fa. Luisa capiva che anche per  la mamma non era semplice tornare a casa a prendere il pupazzo, ora che doveva stare più tempo possibile in ospedale con lei. E qualche volta le veniva da piangere, pensando al suo pupazzo.

 

Quel giorno, mentre Luisa parlava con sua mamma, Topo Trombetta aveva sentito tutto il discorso e si era messo a piangere commosso (se lo avessero visto le sue ammiratrici!). Era andato subito di corsa a raccontare tutto a Topo Garibaldone che, pure, era rimasto scosso.

Fu immediatamente convocato il Consiglio Decisionale dei Dieci (erano i dieci topi più saggi della comunità) e dopo aver molto discusso, decisero che era assolutamente necessario fare qualcosa. Ma per riuscire a fare qualcosa avevano assolutamente bisogno di contattare la sede MSTO dell'ospedale di Novare, la città dove abitava Luisa.

E così ebbe inizio il progetto. La decisione del Consiglio era strutturata nei seguenti punti.

 

1.Punto primo: costruire una radio per mettersi in contatto con l'MSTO di Novara che già ne possedeva una.

2.Punto secondo: riuscire ad arrivare all'ospedale di Novara dove i consoci dell'MSTO avrebbero aiutato nell'operazione di recupero del pupazzo

3.Punto terzo: recupero del pupazzo

4.Punto quarto: ritorno all'ospedale Regina Margherita di Torino.

 

Per il secondo punto non ci sarebbero dovuti essere problemi, perchè erano riusciti, tempo prima, a riparare un'automobilina radiocomandata che qualche bambino aveva gettato via pensando che fosse irrecuperabile. Topo Marconi aveva tagliato via alcune parti di plastica della carrozzeria e aveva sistemato davanti, in posizione comda per il guidatore, il telecomando stesso. Così si poteva stare comodamente seduti in due e guidare il mezzo con la leva del telecomando. Il risultato non era esteticamente perfetto, ma era comunque funzionale. Dopotutto non erano molte le associazioni di topi che possedevano una vettura propria...

 

            [inserire immagini vettura (tipo vettura radiocomandata con grosse ruote ma senza tetto)]

 

Marconi aveva quasi finito di montare la radio. Stava controllando le ultime connessioni e il loro corretto montaggio. Doveva solamente collegare l'alimentatore. Dopo aver fatto questo inserì l'altro capo dell'alimentatore in una spina a muro. Aveva finito

 

In quel momento era davvero serissimo, si vedeva chiaramente che non stava fingendo.

Si avvicinò lentamente, all'apparecchio, quasi rassegnato a quello che stava per accadere: guardò con dolcezza la grossa scatola immobile e poi girò un interruttore.

Il quadrante della radio si illuminò e una gradevole musica si diffuse nello scantinato. Marconi aveva lo sguardo impenetrabile. Girò un'altra levetta per cambiare la gamma di frequenze e iniziò a girare la manopola della sintonia.

Dopo diversi ronzii, fischi e fruscii si iniziò a sentire distintamente una voce, a dire il vero alquanto annoiata:

"Qui MSTO di Novara, mi sentite? Passo." zzzzzz

"Qui MSTO di Novara, mi sentiteee? Passo." zzzzz

Il messaggio veniva ripetuto ogni pochi secondi.

 

Topo Marconi si avvicinò all'apparecchio, prese un interruttore collegato ad un filo e, dopo un attimo di esitazione, lo premette e iniziò a parlare. L'atmosfera era tesa. Decine di topi osservavano in rispettoso silenzio quanto stava accadendo.

La cantina-deposito, zeppa di materiali di scarto, cassoni, bottiglie di medicinali e apparecchiature ospedaliere, costituiva un teatro veramente impressionante.

 

"Qui MSTO di Torino. Nofara, mi zentite, passo."

Dall'altra parte della linea si sentì un tonfo, un urlo che si capiva che non era diretto nel microfono: "Capooooo, hanno ricevuto, vieni di corsa prestooooo!"

 

"Qui MSTO di Novara, abbiamo...,  abbiamo, sì, abbiamo ricevuto... Arriva il capo, aspettate....!"

E dopo alcuni istanti il capo della sezione di Novara in persona parlava all'apparecchio:

"Salve, sono Topo Novarino, il capo della sezione di Novara. Finalmente riusciamo a sentirci! Ne sono felicissimo! Come vanno le cose a Torino?"

A quel punto Topo Marconi lasciò silenziosamente ed elegantemente il posto a Topo Garibaldone. Il suo successo era completo, non aveva neppure bisogno di essere sottolineato. Il suo volto era lieto, rilassato, soddisfatto.

L'apparecchio, durante la conversazione, continuava ad emettere un sordo ronzio di sottofondo e una debole luce sul quadrante che indicava le frequenze.

Garibaldone riprese subito il controllo della situazione. Con in mano il filo con il pulsante (era uno di quei fili con il pulsante che sono appesi vicino ai letti e con i quali i bambini possono chiamare le infermiere) sembrava che non avesse mai fatto altro che parlare ad una radio. Era uno dei suoi segreti che lo rendevano così speciale.

 

                [inserire immagine sdoppiata: da una parte topo Garibaldone che parla alla radio, dall'altra topo Novarino che parla all'altra radio]

 

 

"Salve, capo Novarino. Qui a Torino tutto bene, almeno per noi topi. Qui però c'è una bambina che purtroppo non è per nulla felice. E per altro è proprio una bambina che abita dalle vostre parti. E' di Novara!"

Topo Novarino ebbe un sussulto. Il fatto che la bambina abitasse proprio nella sua città rendeva la cosa decisamente più urgente da affrontare.

"Dovete soltanto dirci come possiamo aiutarvi".

"Dobbiamo effettuare una spedizione nella vostra città. E assolutamente necessario rintracciare un pupazzo di peluche."

"Capisco perfettamente il problema...."

"Due nostri inviati arriveranno tra pochi giorni da voi. Dovete garantire tutto l'appoggio possibile per poi localizzare esattamente la casa della bambina."

"Avrete tutto il nostro appoggio, potete starne certi."

"Allora conto su di voi. Possiamo ricollegarci tra due o tre giorni alla stessa ora, per prendere accordi definitivi."

"Benissimo, allora a presto! Passo e chiudo."

"Passo e chiudo."

 

Tutti i topi erano ammutoliti. Decine e decine di topi guardavano con ansia il loro capo, aspettando che cosa avrebbe detto:  pendevano dalle sue labbra. Nessuno aveva mai assistito a niente del genere.

Garibaldone posò con calma il pulsante della radio, girò dolcemente la manopola per spegnerla, facendo smettere il ronzio di sottofondo.

Si voltò verso Topo Marconi.

"Complimenti. Credo inutile dirle che tutta la comunità MSTO vi sarà per sempre riconoscente. Quello che avete fatto è di importanza capitale.... capitale, sì."

La serietà nel tono della voce di Garibaldone era così forte  che persino Marconi si emozionò. Gli tremarono i baffi e non seppe cosa rispondere. Ma non c'era da rispondere nulla: era il momento di passare all'azione! Garibaldone si girò deciso verso tutti gli altri, anche per togliere dall'imbarazzo topo Marconi. Facendo scorrere lentamente il suo sguardo guardò con fiducia la platea dei topi che lo osservarva silenziosamente. Poi esclamò:

"Avanti con la fase n° 2!"

 

Tutti i topi si misero improvvisamente in azione: dovevano prepare subito la vettura per il viaggio. Tutto era già organizzato e ognuno aveva il suo compito. Era uno spettacolo vedere quella comunità lavorare così sodo per un obiettivo comune! Dall'alto di uno scatolone che conteneva siringhe sterili Topo Garibaldone guardava soddisfatto i preparativi.

Si avvicinò topo Marconi.

"Ehm, capo... ci sareppe ankora ta tefinire chi saranno infiati di missione..."

"Ho già pensato a questo. Credo che non ci siano molte alternative, lo sappiamo. Gli elementi più fidati e coraggiosi sono topo Trombetta e topo Scatolone. Uno possiede agilità e scaltrezza, l'altro ha la forza di cento topi..."

"Mmmmhhhh. Si, kreto anke io sia puona scelta."

"Andiamo a dirglielo."

"Fa bene! Ma ki li ha più fisti kuei tue?"

 

In effetti topo Trombetta e topo Scatolone erano gli unici che non si erano fatti vedere durante la trasmissione radio. Infatti topo Scatolone aveva finito il berna e così erano dovuti urgentemente andare a rub... a fare rifornimento nelle cucine dell'ospedale.

Dopo questa spedizione (conclusa con successo!) si riposavano nello stesso scantinato dove avevano consegnato l'alimentatore a Marconi. Erano comodamente sdraiati su dei trucioli di legno e si stavano lietamente ingozzando di berna. Con loro c'era anche topino Fino, che stava ridendo di gusto:

"Ha, ha, ha...! Vi ricordate la faccia di topo Marconi quando gli avete fatto vedere l'alimentatore? Sembrava proprio uno sciocco topastrello piripello!!!"

Topo Scatolone e topo Trombetta ridevano anche loro, con i baffi pieni di briciole di berna.

Solo in quel momento si accorsero che topo Garibaldone e topo Marconi li stavano ascoltando.

Topino Fino si mise subito a tremare, perchè si era subito reso conto che non potevano non averlo sentito.

 

            [inserire immagine di Topino Fino spaventatissimo con di fronte Topo Garibaldone e Topo Marconi]

 

Topo Marconi stava per slanciarsi contro di lui, con il volto livido di rabbia, ma topo Garibaldone lo trattenne con fermezza per un braccio: "Lasci fare..."

Marconi si calmò all'istante.

"Allora, signori,  sono venuto a portarvi buone notizie. Siete infatti stati scelti come volontari per la missione a Novara. Partirete domani notte. Naturalmente quando dico partirete intendo dire tutti e tre!"

 

Il volto di Marconi si spalancò in un sorriso estasiato, mentre guardava topino Fino che iniziò invece a tremare a tutta forza per la paura di quello che lo aspettava.

Marconi in quel momento si sentiva profondamente riconoscente verso Garibaldone.

Gli altri due topi, invece, come potete immaginarvi, non si scomposero più di tanto.

"Va bene, ma come ci andiamo, in bici?" chiese topo Trombetta, molto poco rispettosamente, anche per rivalersi un po' nei confronti di topo Marconi, che in quel momento trovava decisamente antipatico. Perchè non se la prendeva con lui, piuttosto che con quel poverino di topino Fino....?

 

"Il prototipo Z-54 sarà pronto domani mattina. Voi avrete l'onore di collaudarlo per primi. Trovatevi quindi domani mattina all'uscita 3".

 

Detto questo fece bruscamente dietro-front e scomparve nei cunicoli assieme a topo Marconi.

Fra i tre compagni cadde il silenzio. Topino Fino si rosicchava le unghie disperato e pensieroso, con lo sguardo fisso nel vuoto... Gli altri due ripresero tranquilli a rosicchiare il berna, con lo sguardo appannato e appesantito di chi ha mangiato troppo.

 

            [inserire immagine di Topino Fino che trema e di Topo Trombetta e Topo Scatolone che rosicchiano il formaggio tranquilli]

 

Luisa era pensierosa, sdraiata nel suo letto. La mamma era di nuovo dovuta andare via per qualche ora. Era stufa di stare sdraiata, ma anche troppo stanca per fare qualche cosa di diverso. Girò la faccia sul cuscino e guardò la trama di fili bianchi della federa: visti da vicino, con la loro leggera peluria, sembravano il suolo di un altro pianeta! 'Il pianeta cuscino', pensò Luisa sorridendo. Con le due dita della mano destra faceva finta che ci fosse un omino che camminava sul cuscino: 'Hey, sono atterrato, come va?'

Ma dopo una decina di minuti le ritornò in mente Tommy: chissà dove era?

Non si ricordava con precisione dove lo aveva lasciato quando era partita per l'ospedale, e questo le dava fastidio. Le sarebbe piaciuto riuscire a pensarlo in un posto ben preciso.

Boh, d'altronde non aveva neppure voglia di mettersi a piangere per questo. Si rigirò supina e vide di nuovo (quante volte l'aveva già fissata!) la lampada al neon appesa al soffitto.

Arrivò in quel momento l'infermiera con la medicina. Che noia, che barba, che pizza!

Ma doveva prenderla, lo sapeva bene. E in effetti, anche se non era il massimo della bontà, il cattivo sapore andava via quasi subito dalla bocca. Pochi minuti dopo aver preso la medicina si girò su un fianco e si addormentò.

Proprio in quel momento la mamma faceva ritorno nella stanza, diede una carezza alla sua bambina e si sedette di fianco a lei, tranquilla e paziente, pronta a passare la notte accanto alla sua piccola.

 

In quel momento Topo Trombetta, Topo Scatolone e Topino Fino stavano per partire per Novara.

 

Topino Fino era spaventatissimo, ma l'idea di viaggiare con due topi coraggiosi come Topo Trombetta e Topo Scatolone lo rendeva un pochino meno preoccupato.

 

"Allora, afere kapito? Da profe ti stamattina tirei ti sì, ma non lasciatefi inkannare ta troppa fiducia in foi stessi....! Ripeto: lefa afanti, makina afanti, lefa intietro..."

"Macchina indietro... ce l'ha ripetuto già almento cento volte. Non è stufo? Ci lasci partire ora..." sbottò Topo Trombetta, sempre meno rispettoso verso Marconi.

"Silenzio! Inzolente!!! Allora, rikapitoliamo piano: antare con makkina fino a stazione Lingotto, prentere treno per Nofara, tornare intietro con pupazzo. Semplice, no?"

"Si... semplice per te che rimani qui...", pensò Topino Fino.

"Ma se è tanto semplice perchè non ci va lui?" Chiese piano Topo Scatolone a Topo Trombetta.

 

Anche Topo Scatolone doveva essere emozionato e scosso dalla imminente partenza. Infatti in quel momento non stava mangiando berna! In compenso si stava addormentando sul sedile posteriore dell'automobile radiocomandata, su cui era seduto. Topo Trombetta prese posto davanti e di fianco a lui si sedette Topino Fino, che non aveva smesso di tremare.

Topo Trombetta si infilò un casco di cuoio e degli occhialoni modello Fausto Nuvolari che aveva preso chissà dove: le topine che in quel momento lo stavano già ammirando rimasero ammutolite e senza più la forza di reagire, di fronte a quello spettacolare topo.

Topo Trombetta lanciò un saluto con la mano in direzione delle topine che lo guardavano con occhi da pesce lesso.

Senza più esitare spinse la leva in avanti e la macchina iniziò a sobbalzare velocissima su un asse di legno inclinato per poi sfrecciare fuori da un lucernaio. Atterrarono proprio sulla rampa di accesso dell'ospedale e, velocissimi sfrecciarono verso la stazione Lingotto.

 

            [inserire immagine dei tre topi che vanno in macchina a tutta velocità]

 

Topo Scatolone, ancora mezzo addormentato mise un braccio attorno al grosso pezzo di berna che si era portato dietro, per timore che cadesse.

 

Era notte piena e la luna illuminava sufficientemente la strada. Topo Trombetta sceglieva quasi sempre i marciapiedi, per evitare le automobili vere. Solo una volta incontrarono una persona sul marciapiedi, ma riuscirono a passare alle sue spalle senza farsi vedere.

"Che cavolo ci fa quello gnocco in giro a quest'ora di notte.....?" esclamò Topo Trombetta.

"Che cavolo ci facciamo noi in giro a quest'ora di notte....?" pensò Topino Fino.

 

Topino Fino si teneva, sempre tremante, alle sponde in plastica della vettura, per la paura di essere sbalzato fuori.

 

In poco tempo arrivarono alla stazione Lingotto. Lasciarono la vettura ben nascosta in un cespuglio che costeggiava la palizzata della stazione e poi cercarono il treno per Novara.

"E quale cavolo è il treno per Novara?" esclamò un po' turbato Topo Trombetta, osservando che c'erano almeno tre treni fermi sulle rotaie.

"Pe... pe... penso quello laggiù... c'è scritto Torino-Novara-Milano..."

 

            [inserire immagine dei tre topi che leggono il cartello del treno]

 

"Ma sai leggere?"

"Bè, io... un po', sì..."

"Bravo, senza di te come avremmo fatto? Andiamo, saliamo sul treno".

Salirono in un vagone merci facendo solo un po' di fatica a tirare su il pezzo di berna di Topo Scatolone: "Ma possibile che ti devi sempre portare dietro 'sta roba?" lo apostrofò Topo Trombetta.

 

Poco dopo il treno partì e dopo un'ora arrivò alla stazione di Novara.

- Novara, stazione di Novara.... -disse una voce all'altoparlante.

Trovarono ad aspettarli sulla banchina due topi della MSTO di Novara.

"Siete voi quelli dell'ospedale di Torino?"

"Si, siamo noi"

"Presto, venite con noi!"

"Aspettate! Devo nascondere il mio berna...!!!". Topo Scatolone decise saggiamente di non portarsi dietro un peso inutile di mezzo chilo e così lo nascosero in un magazzino della stazione. I topi di Novara erano impressionati dalle dimensioni e dalla forza di topo Scatolone.

 

            [inserire immagine di Topo Scatolone con un enorme pezzo di Berna]

 

Corsero a perdifiato per un bel pezzo, per le strade buie e deserte di Novara.

Arrivati all'ospedale li fecero riposare in una saletta sotterranea molto confortevole, piena di cuscini, vecchi ma morbidi.

Quasi subito arrivò un vecchio topone, con il viso simpatico e la voce giovanile:

"Salve, sono Topo Novarino, il capo della sezione MSTO di Novara."

"Salve, io sono Topo Trombetta e questi sono Topo Scatolone e Topino Fino. Allora, avete localizzato il pupazzo?"

"Certo, le indicazioni che ci ha trasmesso Topo Garibaldone da Torino erano perfettamente chiare. Ho già mandato una squadra a recuperarlo!"

 

Infatti, dopo neanche mezz'ora la squadra era già di ritorno con Tommy! Il pupazzo di Luisa!

Non è il caso di descrivere tutte le avventure che la squadra di Novara dovette affrontare per il recupero del pupazzo, ma tutto sommato non fu un operazione difficile.

 

"Riposatevi pure. Dovete comunque fermarvi un giorno qui da noi: non potete viaggiare di giorno."

 

E fu così che i nostri amici si fermarono per un giorno a Novara. Topino Fino incominciava ad assaporare il gusto di essere considerato un eroe: la comunità di Novara era infatti in subbuglio, tutti volevano conoscere e stringere la mano ai famosi topi arrivati da Torino!

 

            [inserire immagine dei 3 Topi che vengono festeggiati]

 

Ed è proprio qui a Novara che Topino Fino fece la conoscenza di una topina molto gentile e altrettanto timida.... ma questa è un'altra storia.

 

Appena fu notte i nostri toponi dovettero prepararsi al rientro. Topo Scatolone aveva le lacrime agli occhi. Non tanto per gli addii, ma perchè avevano ricevuto una fetta di berna con la dedica:  "LA CITTA DI NOVARA, IN RICONOSCIMENTO DEL LORO CORAGGIO, AI TRE EROI: TROMBETTA, SCATOLONE, FINO"... e lui se l'era pappata tutta subito.

 

"Cavoli, potevi almeno aspettare di farla vedere ai nostri compagni di Torino...!" gli disse Topo Trombetta.

 

"Allora è giunto il momento di salutarci!" disse Topo Novarino. "Una squadra vi aiuterà a trasportare tutte le vostre cose alla stazione, da dove prenderete il treno per Torino".

"Grazie di tutto, Topo Novarino! Senza di voi non ce l'avremmo assolutamente fatta."

E dopo addii, strette di mano (e qualche lacrima di Topino Fino e della sua nuova amichetta) partirono per Torino, con il prezioso pupazzo impacchettato con cura.

 

            [inserire immagini di Topi che si salutano]

 

Il viaggio di ritorno procedette senza intoppi, e verso le quattro del mattino erano già nella solita saletta della radio, osannati ed acclamati da tutti gli altri topi.

"Complimenti, siete stati eccezionali!" disse commosso Topo Garibaldone.

"Oh, nulla... Tra l'altro devo sottolineare che l'aiuto di Topino Fino si è rivelato indispensabile, senza di lui probabilmente non saremmo riusciti ad arrivare a Novara." rispose Topo Trombetta, rivolto provocatoriamente verso topo Marconi

"Sono contento di questo. Un topo coraggioso in più è sempre una fortuna per tutta la comunità. Bravo Topino Fino!" e diede una leggera pacca sulla spalla di Topino Fino che era diventato tutto rosso per l'emozione. Avesse potuto vederlo la sua amica di Novara...!!!

 

"Ora non resta che portare il pupazzo dalla bambina." concluse Topone Garibaldone.

"Nessun problema, andiamo noi. Topo Scatolone, prendi una corda, può servirci per issare il pupazzo sopra il letto".

I tre topi con il pupazzo salirono per i condotti dell'impianto elettrico fino al piano di Luisa.

Erano ormai vicini, dovevano solo più percorrere un corridoio e sarebbero arrivati al letto di Luisa, che in quel momento stava dormendo.

 

Ma ecco il terribile imprevisto: Maionese Mostardoni, l'infermiera più cattiva di tutto l'ospedale!

"MALEDETTI TOPIIIII!!!! Finalmente vi ho trovato!"

 

            [inserire immagine di Maionese Mostardoni che urla come una matta]

 

Maionese in realtà non è una vera infermiera. Si traveste da infermiera e gira per gli ospedali per cercare di sterminare i topi, a cui ha giurato guerra. Ha una parrucca bionda ed è molto grassa. Sotto la parrucca i suoi capelli sono unti di maionese, perchè è convinta che faccia molto bene. Nessuno è mai riuscito a fermarla, anche perchè cambia ospedale in continuazione (Torino, Novara, Verbania, ecc.).

Maionese prese una scopa, pronta a colpire i tre amici e si mise a correre pesantemente verso di loro, digrignando i denti ed emettendo un grugnito selvaggio.

 

"Presto, Topo Scatolone, passami un capo della fune! Topino Fino, stai dietro di noi e preparati a correre verso il letto di Luisa con il pupazzo!"

Fu un momento drammatico: Maionese con il viso stravolto dalla rabbia correva ansimando verso i topi! Topo Scatolone e Topo Trombetta tesero la fune e corsero verso di lei aggirandola. La corda fece inciampare Maionese e il ruzzolone fu tremendo, le parolacce che si mise a dire altrettanto!

 

            [inserire immagine di Maionese Mostardoni che cade inciampando nella corda tenuta dai due topi]

 

Topino Fino corse con il pupazzo fino al letto di Luisa. Lo raggiunse Topo Scatolone che prese immediatamente il pupazzo per le zampe, lo fece roteare attorno a sé e poi lo lanciò sul letto, facendolo finire proprio sul cuscino di Luisa.

Poi, immediatamente, fuggirono.

 

            [inserire immagine di Topo Scatolone che lancia il pupazzo sul letto di Luisa]

 

In quel momento Luisa si sveglio per il rumore: la prima cosa che vide fu un'infermiera che si rotolava per terra e diceva tante parolacce.

 

Poi sul cuscino vide il suo Tommy, il suo magnifico maialino con il nastro rosso attorno al collo, e in quel momento iniziò a piangere dalla gioia, stringendolo forte forte...

 

            [inserire immagine di Luisa che stringe forte e contenta il suo maialino]

 

FINE

.

 

 

 

 

Creato da sdanesino
Ultima modifica 2006-05-05 01:29 PM
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